Gli otto odiosi di Tarantino

THE HATEFUL EIGHT Finalmente è uscito nelle nostre sale l’ottavo film di Quentin Tarantino. Se però pensate che questa sia una recensione di un cinefilo vi sbagliate di grosso. Io onestamente non ci capisco nulla di cinema, non conosco le tecniche, non conosco la regia e non conosco nemmeno i “tocchi” dei registi. Però mi piace il cinema, ci vado di gusto e quindi, se avete la pazienza di leggere tutto, voglio raccontarvi la mia impressione su questo film. Immaginate che sia un vostro amico, che vi consiglia un film, magari visto casualmente, in un freddo giovedì 28 gennaio. Ecco. Giovedì 28 gennaio. Non chiedetemi come, ma ho avuto la fortuna e l’onore di andare alla prima nazionale di questo film. Perdere due parole sulla location mi sembra doveroso. Il Teatro 5 di Fellini, si questo lo so anch’io, è stata una location a dir poco magica. A cinecittà si respira un’aria diversa, un’aria cellulosa… Sembra come stare al colosseo, dove la polvere assume un qualcosa di sacrala. Durante la presentazione del film si alternano sul palco Russel, Madsen (al quale stringerò anche la mano successivamente sbofonchiando un clamoroso “hhelocomplimnent”), il maestro Morricone ed ovviamente Tarantino. Tarantino è un pazzo totale. Un pazzo però preso bene, che fa ridere, che si diverte, senza troppe arie ma che trasmette una sorta di piacevolezza quando parla e quando si muove che è ammaliante. Passiamo al film, cercando di non spoilerare niente e di non prendermi troppi insulti dagli amanti del genere. La scena iniziale è un qualcosa di maestoso. Morricone crea un’ambientazione epocale, surreale, indefinita e disincantata. Con questo Cristo di...